Coronavirus - Globalizzazione, Vulnerabilità e telelavoro.
Abbiamo lasciato il 2019 con tutti i buoni propositi per il nuovo decennio, abbiamo stappato bottiglie in piazza e discoteche e ristoranti, abbiamo indossato l'abito da sera, pronti ad entrare negli anni 20. Ma ora dicono che da circa novembre del 2019 un virus è in circolo in Cina e ha iniziato a perseguitare tutto il mondo.
Il nuovo Coronavirus è stato trasmesso in qualche modo dagli animali all'uomo e noi continuiamo a trasmetterlo. Non voglio entrare nel merito del virus e delle sue capacità: di notizie e bufale n'è pieno il web e non ho le basi, conoscenze per affermare alcune tesi.
Tutta questa emergenza però sta facendo riflettere la società e nostri usi e costumi, in particolare sono tre le parole sul quale voglio soffermarmi:
Globalizzazione, vulnerabilità e telelavoro/telescuola.
Fino ad oggi sentire parlare di globalizzazione era un qualcosa legato alla capacità di rendere globale e reperibile un processo in tutto il mondo. Globalizzazione vuole anche significare uniformare: un processo, un materiale di consumo, i bilanci degli Stati.
Il sistema globalizzazione non coinvolge direttamente gli Stati chiamati totalitari, in quanto per definizione stessa questi Stati sono nel tempo allontanati dal resto del mondo, e stringe legami solamente con gli altri Stati che la pensano come quest'ultimo. Il resto del mondo invece resta più suscettibile ad un evento di portata globale: vedi ad esempio gli attentati dell'11 settembre 2001 che hanno determinato non solo il crollo finanziario negli USA ma a catena ad effetto domino il conseguente crollo della domanda europea verso i viaggi in USA con disdette a lungo termine.
Oppure ancora il disastro di Chernobyl dove un invasione di radiazioni trasportate dal vento hanno scaricato con le piogge quantità enormi di radiazioni sul terreno ben lontano dalla stessa centrale. I danni e gli effetti sono ancora in fase di studio e sono contranstanti. Anche un evento come un terremoto può in qualche modo stravolgere l'economia e le abitudini dei cittadini.
Ma quello che stiamo vivendo da gennaio ad ora è un qualcosa di molto più grande: la tutela della salute pubblica.
Per questo Virus non esiste vaccino: gli esperti dicono che serve un anno per le sperimentazioni sugli umani. Quindi si scatena a livello mondiale il caos, il panico.
La lotta alla sopravvivenza è innata negli animali, l'uomo non è tanto differente.
Globalizzazione significa quindi che ognuno di noi è interconnesso al sistema da cui sembra non possiamo tornare più indietro. Sembra esagerato? Ecco alcuni esempi:
Siamo abituati ad avere tutto quello che più desideriamo da un giorno all'altro, cerchiamo bassi costi per grandi servizi e progetti, e tutto questo è possibile solamente con lo sfruttamento delle risorse umane. La Cina che è la causa di questa epidemia mondiale è anche la potenza mondiale che produce e smercia la maggior parte dei prodotti che usiamo, indossiamo, amiamo.
Gli effetti del coronavirus a livello mondiale sono iniziati a diventare più palpabili quando il virus è entrato senza passaporto in Europa, e con il caso Italia che da pochi e controllati casi è risultata essere la terza nazione più colpita al mondo: noi che non abbiamo confini fisici con la terra Cinese.
Globalizzazione significa soprattutto adattarsi in fretta. Una decisione presa in un Paese fa scaturire effetti immediati in tutto il mondo.
La seconda parola è Vulnerabilità.
Questa parola mi è venuta in mente all'indomani del 23 febbraio 2020 giorno in cui il governo ha con un Decreto Legge definito le zone rosse in Lombardia e Veneto con il divieto di entrare ed uscire da tali zone. Inoltre la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado in tutta la regione Lombarda. Già dal week end si sono verificate code molto lunghe nei supermercati alla ricerca dell'ultimo pacco di pasta e il lunedì mattina sia i piccoli supermercati che quelli più grandi sono stati presi d'assalto. Perché Vulnerabilità? Perché finché il sistema apparentemente perfetto della società permette di fare una vita normale, seppur sempre di corsa e in affanno (i ritmi della nostra società sono immotivati) sta in piedi, ci sentiamo al sicuro; ma non appena un'emergenza ci rende tutti sullo stesso piano cioè vulnerabili: vengono prima la persona che siamo e poi il resto. Pensiamo a proteggere noi e chi amiamo (se amiamo). Dovrebbe far riflettere di più questo aspetto. Quando migliaia di persone attraversano un mare, chiediamoci perché. Poiché su quella barca un giorno potremmo esserci noi.
L'ultima parola è: Telelavoro e telescuola.
In questi giorni il tema lavoro a rischio sta scaldando gli animi.
In effetti parecchie società stanno subendo direttamente la crisi per effetto delle restrizioni imposte dallo Stato. Alcune aziende stanno pensando di usare il telelavoro per limitare i contagi. I lavori d'ufficio che possono essere svolti da casa DEVONO essere svolti da casa, ma questo lo penso aldilà dell'emergenza. Poter lavorare da casa significa avere di ritorno diversi benefici. Le aziende sono pronte a questo? Ma soprattutto gli enti di Stato sono pronti? Assolutamente no. Pensiamo ad esempio all'uso della carta, dei timbri dei funzionari di Stato. Ci sono procedure che devono viaggiare in Italia solamente in cartaceo. In italia lo smart working potrà essere attuato solamente in un lontano futuro, quando i ragazzi dei primi anni 2000/2010 saranno a capo di funzioni statali e governative. Le università sono attrezzate da alcuni anni con le lezioni online e anche le tesi di laurea si prendono online.
In questi giorni anche scuole di ordine e grado inferiore alle università stanno improvvisando connessioni internet e creare lezioni virtuali.
Tutto questo ci servirà in futuro per gestire meglio queste situazioni, oltre che formare nuovi cittadini in grado di farcela autonomamente.
Il nuovo Coronavirus è stato trasmesso in qualche modo dagli animali all'uomo e noi continuiamo a trasmetterlo. Non voglio entrare nel merito del virus e delle sue capacità: di notizie e bufale n'è pieno il web e non ho le basi, conoscenze per affermare alcune tesi.
Tutta questa emergenza però sta facendo riflettere la società e nostri usi e costumi, in particolare sono tre le parole sul quale voglio soffermarmi:
Globalizzazione, vulnerabilità e telelavoro/telescuola.
Fino ad oggi sentire parlare di globalizzazione era un qualcosa legato alla capacità di rendere globale e reperibile un processo in tutto il mondo. Globalizzazione vuole anche significare uniformare: un processo, un materiale di consumo, i bilanci degli Stati.
Il sistema globalizzazione non coinvolge direttamente gli Stati chiamati totalitari, in quanto per definizione stessa questi Stati sono nel tempo allontanati dal resto del mondo, e stringe legami solamente con gli altri Stati che la pensano come quest'ultimo. Il resto del mondo invece resta più suscettibile ad un evento di portata globale: vedi ad esempio gli attentati dell'11 settembre 2001 che hanno determinato non solo il crollo finanziario negli USA ma a catena ad effetto domino il conseguente crollo della domanda europea verso i viaggi in USA con disdette a lungo termine.
Oppure ancora il disastro di Chernobyl dove un invasione di radiazioni trasportate dal vento hanno scaricato con le piogge quantità enormi di radiazioni sul terreno ben lontano dalla stessa centrale. I danni e gli effetti sono ancora in fase di studio e sono contranstanti. Anche un evento come un terremoto può in qualche modo stravolgere l'economia e le abitudini dei cittadini.
Ma quello che stiamo vivendo da gennaio ad ora è un qualcosa di molto più grande: la tutela della salute pubblica.
Per questo Virus non esiste vaccino: gli esperti dicono che serve un anno per le sperimentazioni sugli umani. Quindi si scatena a livello mondiale il caos, il panico.
La lotta alla sopravvivenza è innata negli animali, l'uomo non è tanto differente.
Globalizzazione significa quindi che ognuno di noi è interconnesso al sistema da cui sembra non possiamo tornare più indietro. Sembra esagerato? Ecco alcuni esempi:
Siamo abituati ad avere tutto quello che più desideriamo da un giorno all'altro, cerchiamo bassi costi per grandi servizi e progetti, e tutto questo è possibile solamente con lo sfruttamento delle risorse umane. La Cina che è la causa di questa epidemia mondiale è anche la potenza mondiale che produce e smercia la maggior parte dei prodotti che usiamo, indossiamo, amiamo.
Gli effetti del coronavirus a livello mondiale sono iniziati a diventare più palpabili quando il virus è entrato senza passaporto in Europa, e con il caso Italia che da pochi e controllati casi è risultata essere la terza nazione più colpita al mondo: noi che non abbiamo confini fisici con la terra Cinese.
Globalizzazione significa soprattutto adattarsi in fretta. Una decisione presa in un Paese fa scaturire effetti immediati in tutto il mondo.
La seconda parola è Vulnerabilità.
Questa parola mi è venuta in mente all'indomani del 23 febbraio 2020 giorno in cui il governo ha con un Decreto Legge definito le zone rosse in Lombardia e Veneto con il divieto di entrare ed uscire da tali zone. Inoltre la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado in tutta la regione Lombarda. Già dal week end si sono verificate code molto lunghe nei supermercati alla ricerca dell'ultimo pacco di pasta e il lunedì mattina sia i piccoli supermercati che quelli più grandi sono stati presi d'assalto. Perché Vulnerabilità? Perché finché il sistema apparentemente perfetto della società permette di fare una vita normale, seppur sempre di corsa e in affanno (i ritmi della nostra società sono immotivati) sta in piedi, ci sentiamo al sicuro; ma non appena un'emergenza ci rende tutti sullo stesso piano cioè vulnerabili: vengono prima la persona che siamo e poi il resto. Pensiamo a proteggere noi e chi amiamo (se amiamo). Dovrebbe far riflettere di più questo aspetto. Quando migliaia di persone attraversano un mare, chiediamoci perché. Poiché su quella barca un giorno potremmo esserci noi.
L'ultima parola è: Telelavoro e telescuola.
In questi giorni il tema lavoro a rischio sta scaldando gli animi.
In effetti parecchie società stanno subendo direttamente la crisi per effetto delle restrizioni imposte dallo Stato. Alcune aziende stanno pensando di usare il telelavoro per limitare i contagi. I lavori d'ufficio che possono essere svolti da casa DEVONO essere svolti da casa, ma questo lo penso aldilà dell'emergenza. Poter lavorare da casa significa avere di ritorno diversi benefici. Le aziende sono pronte a questo? Ma soprattutto gli enti di Stato sono pronti? Assolutamente no. Pensiamo ad esempio all'uso della carta, dei timbri dei funzionari di Stato. Ci sono procedure che devono viaggiare in Italia solamente in cartaceo. In italia lo smart working potrà essere attuato solamente in un lontano futuro, quando i ragazzi dei primi anni 2000/2010 saranno a capo di funzioni statali e governative. Le università sono attrezzate da alcuni anni con le lezioni online e anche le tesi di laurea si prendono online.
In questi giorni anche scuole di ordine e grado inferiore alle università stanno improvvisando connessioni internet e creare lezioni virtuali.
Tutto questo ci servirà in futuro per gestire meglio queste situazioni, oltre che formare nuovi cittadini in grado di farcela autonomamente.
In questo periodo inoltre le fakenews avanzano: informatevi solo da fonti attendibili.
Organizzazione Mondiale Sanità: https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019/advice-for-public
Sul questo sito trovate gli aggiornamenti giorno per giorno dall'inizio del contagio.
Il governo aggiorna le sue disposizioni oltre che a fornire consigli di prevenzione: http://www.governo.it/it/approfondimento/coronavirus-dieci-comportamenti-da-seguire/14167
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