Settembre alle porte

 

Non so voi, ma per me il nuovo anno non inizia a Gennaio, bensì a settembre. 

Settembre è il mese della ripartenza sia nel campo lavorativo e sia in ambito scolastico. Settembre mette fine alle ferie, alle vacanze, e alle pause televisive e dà il via ad un nuovo anno. Ecco perché oggi che è il 31 agosto ci sentiamo come se l'estate fosse già terminata, in più le temperature basse registrate oggi al nord soprattutto danno più forza a quest'idea dell'autunno iniziato. Ma in realtà sono sicuro che settembre e forse anche ottobre possano regalarci ancora giornate molto belle e soleggiate. 

Quest'anno però settembre riparte un po' a rilento, o forse è una corsa contro il tempo in tema di scuola, lavoro e incertezze dovute al Covid. Sebbene alcune linee teoriche siano state date, come ad esempio il giorno di riapertura delle scuole fissato al 14 settembre, e l'obbligo della mascherina chirurgica in classe, sembra che questo non basti a far sorgere ulteriori dubbi, perplessità, ansie e paure. Nel mondo del lavoro ugualmente: i rientri dalle vacanze dalle zone a rischio, ovvero quelle zone dove sono attivi molti focolai e a livello nazionale i contagi sono molti e costanti, obbliga a tamponi per ovviare dubbi e mappare ancora una volta la rete dei contagi, al fine del contenimento. 

Dietro il tema scuola c'è la preoccupazione di non avere sufficienti spazi e insegnanti, il problema dei minori che saranno costretti a suoni della campanella in ritardo o in anticipo rispetto al passato, obbligando gli adulti affidatari ad adattarsi alle nuove disposizioni dello Stato. 

Il problema degli spazi se devo essere sincero è quello che più mi fa arrabbiare, insieme al numero degli insegnanti di cattedra. Così come la Sanità pubblica si è trovata in serie difficoltà durante il pieno dell'emergenza Covid dove si è chiesto agli infermieri e personale sanitario in pensione di riprendere servizio in quanto il personale non era sufficiente, e non vi erano nemmeno un numero adeguato di sale di terapia intensiva. Tutto questo è il risultato di uno Stato che non ha benché mai negli anni passati dall'inizio della storia della Repubblica Italiana ad oggi pensato alle priorità primarie e strategiche del nostro sistema. Sempre più medici e luminari hanno lasciato nel corso di decenni il nostro bel paese, e sempre più ragazzi studiano all'estero. La politica e i politici hanno pensato sempre e solo alle loro pance e tasche. 

Ovviamente non è solo questo il motivo di un Italia che arranca oggi in tutti i settori, tranne quello enogastronomico, che per carità va benissimo, ma non basta il buon vino e cibo a fare di una nazione sana. 

Quanti di noi si sono visti mandar via dal pronto soccorso perché c'è l'emergenza covid? Quanti di noi hanno rimandato interventi piuttosto urgenti ai mesi successivi? Quanti ancora non hanno potuto continuare con regolarità le cure contro tumori e altre malattie pur sempre reputate gravi fino all'arrivo del covid? Quanti ancora oggi non hanno ricevuto le medicine di cui si curavano prima dell'arrivo del covid?

Un grande sforzo ancora una volta l'hanno effettuato i medici, che ovviamente hanno dovuto gestire l'emergenza e le priorità tra le altre priorità. NON C'ERA POSTO PER TUTTI!

La nostra Costituzione all'articolo 32 recita:

"La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana"

Peccato che i servizi essenziali siano però gestite da risorse umane e da strutture e da impianti, ma se il proprio Paese ne possiede meno, e taglia i fondi pubblici per far bilanciare le finanze dello Stato, proprio nella Sanità pubblica affinché possa garantire tale diritto fondamentale del cittadino, allora non sta facendo un buon lavoro.

Ritorniamo sul tema scuola, visto che settembre è il  mese della prima campanella per milioni di studenti. 

Se i papà e le mamme hanno potuto fare vacanze, fare aperitivi, tornare al bingo, scommettere, mettere piede nei cinema, teatri, ristoranti, pub, bar, discoteche, i bambini e i ragazzi si son visti negare anche i parchi giochi fino a poco tempo fa. 

Il via libera ha permesso la riapertura delle discoteche, e luoghi ricreativi e ludiche, con l'accortezza di rispettare il distanziamento sociale. Neanche dopo un mese le discoteche sono state chiuse all'indomani del 15 agosto, e qualcuno si chiede ancora il perché. Se a marzo la maggior parte dei contagiati aveva un'età media superiore ai 55/60 anni, oggi questa età è scesa ai 30 anni.
Quindi si è chiuso i luoghi dove il target dell'età è quella e non mi pare una scienza questa. 

Dal mese di Marzo le scuole sono chiuse in tutta Italia e dopo i primi rinvii all'apertura prima a maggio e poi a giugno si è deciso che le scuole sarebbero state chiuse definitivamente. Obbligo di frequentazione online, con corsi universitari e lezioni telematiche per i più piccoli. Esami di Stato di terza tramite PC e colloquio orale a scuola per i maturandi. Un anno scolastico molto particolare e travagliato.
Già a marzo i primi interrogativi su come chiudere l'anno scolastico, e a me preoccupava già il nuovo anno scolastico. Era chiaro che il virus non sarebbe stato sconfitto in estate senza un vaccino e che ci  vorrà tempo per tornare come prima. Nel frattempo i contagi, grazie alla chiusura totale, tranne di aziende strategiche ed essenziali, ha quasi azzerato i nuovi contagi, ma con il via libera di giugno ci ritroviamo alla fine di agosto con lo stesso numero di contagi giornalieri di inizio aprile.
I dubbi sul come riaprire le scuole tornano a salire. Non entro nel merito politico in questo, ma esiste una realtà: non ci sono strutture, non c'erano prima e non ci sono oggi, e non ci sono insegnanti.

Nei miei 16 anni di scuola pubblica non sono mai stato in classi con numero inferiore di alunni pari a 25/26, in classi piccole, dove a tener bada tutti vi era l'insegnante. Sappiamo tutti che il ruolo dell'insegnante è andato scemando negli ultimi decenni. Regna il disordine. Non sempre ed ovunque sia chiaro.

Vi sono presidi e altro personale scolastico che durante l'estate ha pianificato gli spazi del proprio istituto al fine di poter riprendere le lezioni in sicurezza. 
Non vorrei trovarmi nei panni degli insegnati. 

Sul ritorno a scuola però anche i genitori stessi hanno paura: mia  madre in primis guardando mia  sorella e me, ci ha rilevato sulla sua perplessità: "io non so se vi avrei mandato" in effetti è un dubbio che oggi non la riguarda, ma tanti genitori si e come dargli torto? 

La scuola però non deve riguardare solo a chi oggi la frequenta o chi dovrà iniziare a frequentarla, è un problema, o risorsa, sociale del quale tutti siamo coinvolti. La scuola è il pilastro fondamentale della crescita formativa, sociale di un individuo. La scuola non serve ad imparare due formule matematiche, qualche data storica, o una poesia a memoria, no, la scuola è molto di più, e non serve nemmeno per trovare lavoro, no la scuola è molto di più. La scuola è un contenitore di informazioni, di emozioni, di avventure, di amicizie, di sentimenti verso il prossimo, il tendere una mano, l'aiutarsi. 
La scuola è... o era? Mi auguro davvero che la scuola sia oggi, ieri e domani tutto ciò che è sempre stata: la nostra casa per giorni, ore. Che se prima la odiavi tanto, alla fine in fondo in fondo poi ti manca. Capite cosa rischiano di perdere le nuove generazioni? Ci rendiamo conto che vale molto di più di un aperitivo? Di una cena fuori e del cubo della discoteca? 






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