La Nuova Zelanda: zero decessi e contagi praticamente bloccati

Che possano sorgere dei dubbi circa il numero reale di contagi o decessi nello Stato cinese è comprensibile, ma che anche la Nuova Zelanda possa farlo, risulta un po' più inverosimile. 

Il modello Neozelandese è quello conosciuto come le tre T, ovvero: Tampone, Tracciamento e Trattamento. Questo schema è ben spiegato dal servizio delle Iene che trovate qui. 

La vera differenza tra quello che si è fatto in Italia, ma anche negli altri paesi europei, è stata la non tempestività nell'arginare il contagio.
A Wuhan centro dell'epidemia in Cina in 10 giorni si sono effettuati 11 milioni di tamponi, gli stessi abitanti che popolano la Lombardia, dove in 8 mesi sono stati eseguiti 2 milioni di tamponi.

Come spiegato nel servizio ogni qual volta che esplode un nuovo focolaio si effettuano tamponi a tappeto, isolando l'intera città o provincia. Il sistema di tracciamento è talmente invasivo che lo Stato è in grado di localizzare i cittadini a qualsiasi ora del giorno, quindi non basta la fiducia o la libera dichiarazione del singolo che dichiara o non dichiara di essere stato un certo posto, poiché questo non basta. Non solo chi omette deliberatamente, ma davvero ci si può dimenticare di essere stati in certo luogo, o di aver incontrato una certa persona.

Prendiamo però in analisi uno Stato un po' più occidentale come pensiero e meno invasivo della Cina: la Nuova Zelanda. 

Qui ad Agosto quando il virus era riapparso, dopo una piccola tregua da inizio giugno, nella capitale, il primo Ministro Jacinda Ardern ha deciso di richiudere tutto, comunicandolo in diretta televisiva. Seppur lo Stato è piccolo, e conta poco più degli abitanti della provincia di Roma, non pensiate che altri stati uguali in tal misura abbiano fatto meglio: Danimarca, Svezia e Norvegia hanno riscontrato molti più casi. Com'è stato possibile?

In primo luogo le persone che sono risultate positive sono stata isolate in Hotel, in questo modo era impossibile contagiare i propri conviventi e via via tutti gli altri a domino, in secondo luogo un'app di tracciamento tipo la nostra Immuni, che al contrario che noi, lì ha funzionato molto bene, non temendo una sorta di sorveglianza H24 come gli italiani hanno recepito.
Oltre al fatto che proprio l'app stessa in Nuova Zelanda è stata seguita direttamente dagli organi di controllo in maniera molto più capillare. Non so se avete avuto modo di vedere il video dell'esperienza di Giulio Golia inviato delle Iene che è stato contagiato e voleva comunicarlo all'ASL affinché potesse dargli un codice univoco da inserire nell'App Immuni, così da notificare a tutti i contatti la sua positività: ci è riuscito dopo giorni e giorni e chiamate su chiamate, dopodiché la notifica è apparsa sui dispositivi dei suoi colleghi più a stretto contatto, che fino al quel giorno erano ignari di essere probabili positivi. Insomma una pagliacciata tipica italiana. 

Il popolo Neozelandese in oltre ha recepito e accolto tutte le imposizioni del Governo, perché quando lo Stato funziona, non vi è motivo di lamentarsi per qualcosa. 

Sebbene dunque il modello Cinese possa essere visto come drastico, o troppo lontano dalla nostra cultura, quello Neozelandese dovrebbe far credere di più che il modello delle tre T, consigliato dall'Organizzazione mondiale della Sanità, funzioni. In Italia questo modello è stato seguito grossomodo solo dal Veneto. 

Sotto l'andamento della curva in Nuova Zelanda, e quella in Italia.

Andamento in Italia dei contagi giornalieri

Andamento in Neo Zelanda dei contagi giornalieri











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